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ESCURSIONI IN VAL DI FASSA
 
Prima di intraprendere un'escursione, è consigliato leggere attentamente le "Regole dell' escursionista"

 
L'anello della Roda di Vael

Una traversata circolare senza difficoltà non esclude che i panorami e gli scorci godibili dai sentieri siano fra i più significativi della zona dolomitica. Del resto il seghettato profilo del Latemar è proprio di fronte, a due passi. Il rifugio Clampediè m 1998 si raggiunge in funivia da Vigo di Fassa m 1391.
Con il sentiero n. 545 si punta ad ovest, raggiungendo lo stallone di Vael m 2028. alzandosi poi al rifugio Roda di Vael m2280 della Sat. Si prosegue verso nord con il segnavia 541, che raggiunge le pareti dei Mugoni, dove si devia sul sentiero 551. Con costante salita si raggiunge il Passo del Vaiolon m 2560, che apre la vista al Latemar sul versante del Passo di Costalunga. Si scende su neve e da ultimo per ghiaie e massi, ci si allaccia al sentiero 549, che si segue ad est (sinistra) 
pas
sando sotto la muraglia rocciosa della Roda di Vael, solcata da ardite arrampicate. Sul «sentiero di Masarè» (549) si pro segue con eccezionale panorama, in lento cammino 
pianeg
giante giungendo al monumento a Christomannos m 2349. Si lascia a destra il segnavia 539 che conduce al rifugio Paolina,e si seguita diritti ritornando al rifugio Roda di Vael dopo aver doppiato ta Punta Masarè, Con il sentiero 545 percorso all'andata si fa ritorno al Ciampediè, ove sorge l'omonimo rifugio della Sat. Ore 6. Chi intende tornare a Vigo di Fassa a piedi può scendervi con il segnavia 544 in ore 1.15. Ore 1.45 in salita.

Le Tré Torri del Vajolet

Probabilmente non esiste alpinista che non abbia visto, almeno una volta o in fotografia le Trè Torri del Vajolet. Ma, per quanto scontato, l'itinerario che ne raggiunge la base è significativo ed imperdibile per una conoscenza prima del mondo dolomitico. Gli svantaggi di una camminata fino al rifu­gio Re Alberto stanno purtroppo nell'eccessivo affollamento della zona. Non è raro quindi imbattersi in cospicue comitive dirette al rifugio. E c'è chi dice che Re Laurino abbia da tempo trasferito il suo giardino delle rose altrove, in un angolo anco­ra silenzioso di questo chiassoso Catinaccio. Da Gardeccia m 1960 (parcheggio a volte saturo) si segue il viottolo n. 546 che sale con ampie svolte ai già visibili rifugi Vajolet e Preuss m 2243. Il luogo è molto frequentato, anche al finir della stagio­ne. Si scarta il segnavia 584 diretto a Passo Principe e si sale a sinistra, lungo il ripido sentiero 542, che s'insinua nella gola del GartI e supera agevolmente una vasta zona rocciosa. Attenzione a non uscire dal tracciato (un po' confuso) del sentie­ro, per non provocare cadute di sassi. Si supera un salto a sinistra delle rocce e si perviene alla fascia intermedia. Si sale a destra, poi a sinistra, fra rocce lisciate dai frequenti passag­gi, sino al rifugio Rè Alberto m 2700 al cospetto delle magnifi-che e svettanti Torri del Vajolet (Torri Winkler, Stabeler e Delago, in onore dei primi salitori). Ore 1.45.

Un laghetto che sta scomparendo

Nei pressi del rifugio Antermoia c'è un magnifico laghetto cinto dalle rupi. Ma tè agili punte del Catinaccio non si specchiano più interamente nelle limpide acque. Il lago d'Antermoia, lentamente ma inesorabilmente, si ritira sempre più. Ecco perché la meta acquista fascino ed interesse. Da Mazzin di Fassa m 1372 si sale con il sentiero n. 580, che costituisce l'accesso diretto dalla vai di Fassa al rifugio Antermoia. Ripidamente si percorre tutta la poco frequentata val Udai, passando dall'intermedio Pian di Udai m 1889; si notano alcuni tabià diroccati. Si serpeggia a destra e a sinistra del torrente e si mira alla sella più marcata che s'apre al sommo della valle. Raggiuntala, si perviene sugli alti prati di Camerloi m 2200 circa. Si prosegue ignorando il bivio 577 — sentiero che si se­gue invece al ritorno — fin sotto le pareti della Cima di Lona. Si lascia a destra il sentiero per Passo Ciaregole e si torna a salire raggiungendo il Passo di Lona o del Mantello m 2516. 
In breve si è al rifugio Antermoia m 2490, nelle immediate vicinanze dell'omonimo lago (ore 3.30). Si torna al bivio 577 ai prati di Camerloi e si prende quest'ultimo sentiero a sinistra. Si cala di poco in vista di numerosi tabià, per tagliare i prati e scendere poi più decisamente fino a Fossaz m 1964. Per la val di Lona si perde quota gradualmente entrando nel bosco fino a Fontanazzo di Sotto m1382. Ore 7.

L'anello del Sassolungo

Compiere un giro circolare attorno al Sassolungo è una delle possibilità escursionistiche più facili ed appaganti per comprenderne l'estensione, senza rinunciare ad uno sguardo alle alte pareti. Il tragitto è adatto a qualsiasi camminatore minimamente allenato, e non presentando faticosi dislivelli permette una consigliabile quanto breve disgressione al rifugio Vicenza al Sassolungo, sotto la Punta Dantersass.
Da Passo Sella m 2242 sì scende per strada all'omonimo rifugio sottostante, da cui si volge a nord seguendo il segnavia 526. Superata fa «Città dei Sassi» si doppia la corposa mole del Sassolungo, valicando una selletta (skilift). In lieve ascesa si giunge al rifugio Comici m 2153. Si seguita con lo stesso sentiero costeggiando le pareti, per alzarsi poi verso un co­noide di ghiaie (neve). Al di là si pianeggia fino ad un bivio: si sale a sinistra e si raggiunge il segnavia 525, con il quale si sale al rifugio Vicenza m 2252. Lungo il sentiero 527 si scende nuovamente alla base del vallone, donde per sentiero in piano (saliscendi) verso ovest.
Oltre il Pian de Cunfin si sale al Piz da UridI m 2109, da cui si prende a sud. aggirando il Sassopiatto. In breve si perviene al rifugio Sassopiatto m 2300; da qui si segue il comodo e panoramico sentiero «Federico Augusto», che costeggia la base delle pareti e punta decisamente all'est. Prima di tornare a Passo Sella s'incontra il rifugio Sandro Pertini m 2300. Ore 5.30.  

La via ferrata «Brigata Tridentina» 

Negli anni 1967-'68 gli alpini delta Brigata Tridentina, con la guida alpina Germano Kostner, attrezzarono con 130 scalini e 440 metri di fune la bassa parete rocciosa a fianco della cascata che scende accanto alla Torre Exner, nel gruppo di Sella. La via ferrata «Brigata Tridentina» è oggi uno dei percorsi artificiali più noti delle Dolomiti. Solo per alpinisti esperti dotati della necessaria attrezzatura. Dal km 8 della strada statale del Passo Gardena (4 km da Colfosco, subito sotto il valico) si stacca i! sentiero d'accesso alla ferrata. Da quota 1956 si sale fra i mughi e si supera una paretina rocciosa (fune), confluendo poi sul sentiero 666 proveniente da Passo Gardena. Si attaccano le rocce attrezzate sulla destra della cascata e si saie al vallone superiore. Il tratto successivo si può evitare per un sentierino fra rocce ed erba. La via ferrata vera e propria prosegue invece sulla parete della Torre Exner, che si supera con l'ausilio di corde fisse e di una scala verticale. Giunti al di sotto delta cima si devia a sinistra proseguendo su di uno spettacolare ponte sospeso.Approdati sulle facili roccette al di là, si seguita per sentiero fino al rifugio Franco Gavazza al Pisciadù m 2585, del Cai di Bologna. La discesa sì svolge attraverso la ripida e selvaggia vai Setus, seguendo il non facile segnavia 666 che guida fra le rocce. Dopo le corde fisse si cala per ghiaie fino al capolinea (m 1956). Ore 4.

Il nuovo rifugio del Sella

 La sezione di Bolzano del Cai ha ultimato, nel 1988, i lavoridi costruzione del nuovo rifugio Franz Kostner al Vallon, nella parte orientale del gruppo di Sella. L'accesso al rifugio in posizione panoramicamente favorita  è sminuito dagli impianti a fune che salgono da Corvara. Raggiungendo la bella costruzione dal Passo Pordoì si gode invece un tranquillo e comodo percorso a piedi senz'altro consigliabile.Dall Ossario del Passo Pordoi m 2229 si segue il sentiero d'accesso alla via attrezzata «Cesare Piazzetta», che invita ad un vallone erboso e roccioso sotto le compatte pareti est del Sella. Traversando a destra si raggiunge l'avvallamento, lunqo il quale si sale fino all'attacco della ferrata. La si ignora (tabella) e si prende a destra un comodo sentiero pianeggiante (segnavia 638) si transita sotto le magnifiche pareti del gruppo, tenendosi alto, proprio al piede delle rocce, sopra i ghiaioni che digradano sul Pian Boè. Si cammina comodamente in piano fino al bivio con il sentiero diretto al Piz Boè,che si stacca dal nostro in tutta la prossimità del Pizzo del Lago Gelato. Si prosegue verso est ignorando la deviazione, guadagnando una caratteristica cengia che obbliga a qualche passaggio fra i massi di frana. Aggirato un valloncello si riesce in breve al rifugio Franz Kostner al Vallon m 2519, punto panoramico eccellente. I dintorni sono tutti da scoprire. Ore 2.15.

Un balcone sulle Dolomiti

D'inverno sono molti a percorrerlo con gli sci ai piedi. D' estate meno, anche se la funivia del Sass Pordoi scodella giornalmente centinaia di turisti sull'esigua terrazza del rifugio albergo posto al vertice delle rocce. È un percorso facile e confortato per i meno allenati dalla citata funivia. Dal passo Pordoi il salto artificiale è breve, e la vai Lasties si apre proprio al di là del monte, invitante ma non più tanto silenziosa.
Dal Passo Pordoi m 2242 si sale a piedi (sentiero 627 sulle ghiaie, ore 1.50) o in funivia al Sass Pordoi m 2952, vero e proprio balcone aperto verso il Sassolungo e la vai di Fassa.
Chi
sale a piedi potrà limitarsi a raggiungere il rifugio Forcella Pordoi m 2848, al quale si giunge anche dalla cennata cima in
pochi minuti. Dalla forcella si segue il comodo segnavia 627, che conduce attraverso le rocce sotto il Piz Boe m 2873 della Sat; ore 2.30 dal Passo Pordoi, 50 min dalla stazione a monte della funivia. Con il segnavia 647 ci si inoltra nelle pietraie dell'altopiano contornato dell' Antersass, e al primo bivio si scende a sinistra con il sentiero 647, procedendo su roccette nella Val Larga, Si perde quota con facilità, accedendo infine al vasto solco della Val Lasties, suggestivamente cinta da alte pareti. Si percorre tutta la valle, si transita sotto il Sass Pordoi e , a sinistra, si riesce infine a Pian Schiavaneis m 1875.
Ore 5 dal Passo Pordoi, 3.30 dal Sass Pordoi.

Marmolada: la regina delle Dolomiti 

È il simbolo delle Dolomiti, la regina di tutta la vasta zona ladina. La cima più alta di tutto il circondano che da presso sorveglia il più esteso ghiacciaio. Evitare di parlarne sarebbe un'offesa alla dignità di una montagna eccezionale, più di tutte ammirata ma troppo spesso sottovalutata. La via che si segue per salire alla cima della Marmolada di Penìa non è facile, giacché obbliga ad un percorso su ghiacciaio e roccette.La cresta finale, per giunta, è stretta ed esposta. Solo per provetti alpinisti, o con guida. Nacessari piccozza, ramponi, corda, materiale per l'assicurazione. Dal Lago della Fedaia m 2055 si sale—anche in cabinovia— al rifugio Pian dei Fiacconi m 2700. A piedi in ore 1,30 (sentiero 606). Da qui si segue un sentierino non segnato che risale la morena del ghiacciaio, aggirando la scivolosa e ripida fronte. Messo piede sulla neve, si segue una traccia generalmente ben marcata, che conduce verso la cresta delta Marmolada di Penia (a destra) evitando sapientemente i crepacci. Con prudenza si sale in cordata, fino alla base delle roccette che permettono di puntare alla vetta. Si supera it crepaccio fra neve e roccia (prudenza) e si scalano le roccette (1. grado) seguendo segni di passaggio (qualche chiodo per assicurazione). Giunti sulla cresta, la si segue fino in vetta, ove sorge la capanna Punta Penìa. Quota m 3343. Ore 3.30 dal Pian dei Fiacconi. Eccezionale panorama.

Un rifugio degli alpini sotto la Marmolada

 Appartiene all'Ana ma non serve per i grandiosi raduni dell'associazione. È un vero rifugio, sorvegliato da una delle montagne più note e ammirate delle Dolomiti, non a caso eletta «regina» dai ladini di Fassa. Narra Amelia B. Edwards, nel suo «Untrodden peaks and unfrequented valleys» del 1872,delta salita al Passo di Fedaja; «Invisibile fino a questo momento, ecco che la montagna risplende v ionissima! Il ghiacciaio azzurro e increspato emerge dalla nebbia e, simile ad una mano possente, artiglia la roccia grigia». Ancora oggi la Marmolada riluce diversamente da tutte le altre vette dolomitiche. Una salita al rifugio Contrin non può mancare.
Dai pressi di Penia m 1556 (poco dopo la stazione a valle della funivia del Ciampac) si stacca il sentiero 602: lo si segue ripidamente nel fitto bosco di abeti, risalendo la forra scavata dal rio Contrin. Si oltrepassa la baita Robinson e si seguita sul viottolo meno faticoso, raggiungendo in breve il tratto pianeggiante della vai di Contrin. Dopo l'omonima malga si procede ancora per un po' all'ombra degli abeti, sbucandone al rifugio Contrin m 2016 (ore 1.45). Con il sentiero n. 606 si risale la vai Rosalia fino al bivio 610. Si imbocca quest'ultimo a destra e si procede fra roccette e massi di frana. Con frequenti zig-zag si percorre tutta l'alta valle fino al bivacco Marco Dal Bianco m 2704, posto al Passo Ombrella,sotto la maestosa parete sud della Marmolada.Ore 3.30.

Da Fuchiade al Passo delle Girelle

Fuchiade è una romantica distesa di prati all'ombra delle rocciose elevazioni meridionali del gruppo della Marmolada. La località — scostata rispetto alla rotabile del Passo di San Pellegrino — è tranquilla e riposante. Si presta ottimamente come punto d'avvio di un semplice percorso escursionistico, che offre un felice colpo d'occhio sulle punte che proteggono la "regina" Marmolada a mezzogiorno. Fuchiade m 1980 (rifugio) si raggiunge anche in auto dal Passo di San Pellegrino. Il segnavia Sat n. 607 si diparte dalla stradina sterrata e attraversa i prati in direzione delta vai Tasca, aperta sotto le Cime Cadine. Si segue il sentiero con facile e comodo pianeggiare. Attraversato il rio Cigolò, se ne risale la conca portandosi verso nord-ovest. Il sentiero prende marcatamente la dirczione della vai Tasca e sale regolarmente con alcune svolte. Si entra così nella valletta e si cammina in faticosa salita sui ghiaioni. Saliti alquanto, si è obbligati a tagliare un ripido conoide di pietre per non affrontarlo direttamente. In ogni caso si sale guidati dai segni rossi, fino alla sella sovrastante, aperta fra le Cime Cadine e la Punta Zigolè. È il Passo delle Girelle m 2683, che apre alla vista il versante di Contrin, Digressione su roccette elementari a destra,sulla Punta Zigolè m 2815. Ore 3 sino al passo, mezz'ora per raggiungere la cima.
In vista il Sasso Vernale.

Nel cuore dei Monzoni 

Una splendida traversata dalla vai San Nicolo al Passo di San Pellegrino è possibile predisponendo un'auto al valico o servendosi dei mezzi pubblici. Consigliabile. Dalla Malga Crocefisso m 1522 si segue a destra la rotabile per la vai dei Monzoni, inoltrandosi nel bosco e solcandolo fino ad una sbarra (fin qui anche in auto). Si segue a piedi la stradina che con qualche svolta oltrepassa la baita Monzoni m 1792 e prosegue diritta (segnavia 603), sbucando dagli abeti in tutta prossimità della Malga Monzoni m 1862. Da qui si seguita con l'ampio sentiero 603 che risale la valle e porta al rifugio Taramelli m 2046, della Sat (ore 1.15). Con il più ripido segnavia 604 si fascia il caratteristico "cubo" di pietra e si risale la retrostante vai delle Selie, a sud delle Pale di Carpella. Ben presto si guadagna quota e si perviene al raccolto Lago delle Selle m 2232, nelle cui acque si specchiano le punte rocciose circostanti. Un successivo tratto di sentiero (faticoso) da accesso alla testata della valle. Al culmine della salita si raggiunge il Passo delle Selle m 2529, ove sorge l'omonimo rifugio in pietra e legno. Il panorama si apre ora verso sud:con il sentiero n. 604 si scende verso la conca della Campagnaccia m 2246, raggiunta la quale si cammina sui prati verso sud-est, puntando infine al Passo di San Pellegrino m 1918,che si raggiunge in ore 2.45 dal rifugio Tarameli!. Complessivamente ore 4. 

Sulla Vallacela

La realizzazione di alcuni percorsi attrezzati sulla dorsale di Punta Vallacela ha acuito da tempo l'interesse degli alpinisti per queste magnifiche vette- A ciò ha giovato pure la relativa vicinanza ai centri turistici del medio corso della Val di Fassa, cosicché sono molti ormai i frequentatori della zona. Importante pure — a tal fine — la presenza di alcuni rifugi e di un bivacco fisso, dedicato allo scomparso scalatore Donato Zeni. L'itinerario è una proposta da non accantonare, per la vastità delle vedute e l'approccio decisamente interessante alle cime della breve catena. Dalla località Soldanella m 1410, in vai San Nicolo, si sale a sud della rotabile con il segnavia 615, che supera un ripido bosco e approda ad un magnifico lariceto al margine delle pietraie. Oltre le ghiaie si entra in una gola, da cui si sbuca a destra (roccette), portandosi a) bivacco Zeni m 2100 circa all' interno della selvaggia Vallacela. Il piccolo ricovero in lamiera (del tipo «Fondazione Berti») dispone di 9 posti. Si sale nel vallone, risalendo un ripido e faticoso canale di pietre (attenzione), fino alla Forcella della Vallacela m 2468, Si passa sotto la parete orientale della cima, oltrepassando la Costella, per raggiungere alfine la Punta della Vallacela m 2639 (ore 4). Scesi alla Forcella Costella, si cala con il segnavia 624 nel vallone di Gardeccia e, sul sentiero 603, si guadagna la strada che porta alla Malga Crocetisso m 1522 e al punto di partenza. Ore 6.30.

Nella valle delle Marmotte

La traversata delle creste erbose Buffaure-Sass de Dama è un piacevole percorso di carattere panoramico. Completato con la discesa della vai Giumela, rifugio delle marmotte, assume i contorni dell'anello escursionistico più remunerativo ad ovest del Colac. Sentieri segnati, senza difficoltà- Dai pressi di Meida m 1329 si stacca il segnavia Sat n. 643, che taglia diagonalmente le abetaie del Buffaure. Lo si segue in salita nel bosco, fino a sbucarne all'altezza della vai dei Monzoni (a sud), onde pervenire alla sommità del Buffaure m 2035 (rifugio-stazione a monte degli impianti). Con comodo percorso di cresta si avanza sul sentiero 613, che conduce sull'erboso spartiacque, puntando alle atre sommità che s'indovinano ad est.Il panorama si allrga e comprende le cime dolomitiche più note, fin quando,dopo alcune contropendenze, si raggiunge il Sass de Dama m 2434 (o Sass D' Adam). Si scende un poco per la dorsale, si evita un tratto esposto (roccette facili) e si contorna dall'alto la testata della val Giumela, che si nota in basso.
Calati un poco,si giunge alla Sella del Brunec m 2428 (seggiovia). Si imbocca allora a sinistra il sentiero 644, che scende alla vicina Malga Giumela m 2550. Per viottolo si percorre tutto il fondovalle, passando a destra di Ciamp de Vigo m 1850 (tabià sparsi sulla china), per imboccare quindi una stradina che conduce direttamente a Pera di Fassa m 1326. Da qui a Meida. Ore 6.30


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